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venerdì 25 gennaio 2013

Lavoro a Berlino: esperienze di giovani spagnoli

Negli ultimi mesi, con l’accentuarsi della crisi in Spagna ed il consequenziale aumento della presenza di spagnoli a Berlino, sono sempre più frequenti articoli di giornali che descrivono le condizioni di vita (difficili) e di lavoro (precario e mal pagato) dei nuovi arrivati spagnoli nella capitale tedesca. Anche noi, qualche settimana fa, avevamo indicato in un nostro postuno di questi articoli comparsi su un noto quotidiano berlinese. Oggi, 26 gennaio 2013, ne è comparso un ennesimo, su un altro noto giornale di Berlino, che ci ha colpiti per la particolare durezza delle condizioni descritte, ma anche per lo stile giornalistico ‘asciutto’. L’articolo può essere letto integralmente cliccando qui. Per chi non sa il tedesco riportiamo alcuni interessanti passaggi. Lo schema delle interviste, condotte con cinque cittadini spagnoli, trasferitisi da pochi mesi o pochi anni a Berlino, consiste in una griglia di cinque semplici domande: cosa fai a Berlino, perché sei venuto a Berlino, cosa ti piace di Berlino, quale è la differenza tra Berlino e il tuo paese di origine, cosa immagini di fare tra cinque anni. Il primo intervistato descrive per esempio le sue esperienze di lavoro di ventisettenne laureato, originario di Jaén, nella Berlino dl XXI secolo : il mio primo lavoro è stato presso una impresa di traslochi. Guadgnavo otto euro all’ora più mancia. Guanti scarpe di sicurezza e vestiti da lavoro dovevo procurarmeli da solo. Potevamo essere chiamati in qualsiasi momento. Per questo mi sono licenziato. Dopo ho trovato un lavoro in un ristorante a Steglitz. Il capo mi pormise un contratto di lavoro che non è mai venuto. Il ristorante mi deve ancora dei soldi. Prendevo 4,50 € all’ora. Adesso sto cercando un nuovo lavoro….[…] E poi continua, a proposito della prospettiva professionale: non ho idea. Non voglio drammatizzare ma aspetto ancora i soldi del ristorante. Il giubbino che porto me l’ha prestato il mio coinquilino Ángel. Nell’intervista successiva, Eva, di 25 anni, a proposito di ciò che non ama della Germania, afferma che si sente attualmente un certo razzismo nei confornti di sudeuropei, spagnoli, greci o italiani. Certo, il razzismo è presente ovunque, ma è molto spiacevole sentire continuamente “Spagnoli di merda” (nel testo Scheiß Spanier). Nella breve intervista successiva, con Isabel, da oltre due anni a Berlino, e dopo uno studio universitario a Magonza (in Germania), è riuscita a trovare un lavoro come redattrice. È l’unica del gruppo di cinque intervistati che vi è riuscita. Probabilmente il fatto di aver studiato a livello universitario in Germania, l’ha aiutata  a trovare un lavoro stabile e adatto alle sue competenze. Nella quarta intervista, con la trentenne architetta galiziana, Patricia, torna alla ribalta un vecchio tema che ormai conoscono tutti.: quello degli stage mal pagati. Ecco: ho lavorato già sei mesi come stagista in uno studio di architettura a 300 euro al mese. Sapevo che lo studio mi stava sfruttando ma non sono riuscita a trovare altre offerte […] conoscono altri colleghi spagnoli qui a Berlino che lavorano da mesi a gratis. A proposito dei progetti per il futuro, Patricia afferma: vorrei restare qui in Germania ed avere un proprio studio. Io e il mio ragazzo cerchiamo lavoro in altre città tedesche come Monaco di Baviera o Francoforte sul Meno. Andrés, l’ultimo intervistato, è sulla stessa lunghezza d’onda: la Germania è buia […] me ne vado a Graz in Austria  per fare il mio post dottorato.  Berlino è una bella ed interessante città da visitare, ma la situazione lavorativa è davvero misera.

domenica 2 dicembre 2012

I mercatini di Natale a Berlino a dicembre 2012

La neve di fine novembre e di ieri è stata poca e tutto sommato le temperature sono state finora tollerabili, oscillando durante il giorno intorno ai 5 gradi e di notte intorno ad 1 grado. Nonostante ciò i mercatini di Natale di Berlino sono partiti tutti puntualissimi, confermando una professionalizzazione crescente degli addetti ai lavori: regione, municipi, venditori e vigili urbani. Quest’anno, come negli anni passati, i mercatini nei quartieri centrali di Berlino sono tanti, anche se i più noti continuano a fare la parte da leone, predominando nel ricco panorama di punti attrezzati ad ospitare venditori e accogliere il crescente numero di visitatori dei celebri mercatini. La lista di mercatini attivi a Berlino, stilata l’anno scorso da MyBerlino.com è ancora valida, perciò descriveremo brevemente qui solo i più grandi mercatini di Natale, secondo un ordine un po’ casuale. Il mercatino del castello di Charlottenburg, che in tempi diciamo normali appare più o meno così, è pronto da qualche giorno e fino al 26 dicembre 2012. Il visitatore potrà apprezzare il maestoso palazzo e gli spazi generosi del piazzale antistante. Per le settimane in cui sarà attivo il mercato suonatori di fisarmonica e una ruota panoramica accoglieranno i turisti pronti a degustare vino caldo o dolcetti alla cannella venduti negli oltre 150 stand riscaldati. Il mercatino nostalgico del palazzo dell’Opera (Nostalgischer Weihnachstmarkt am Opernpalais) è forse il mercatino di Natale più visitato in città. Grazie ad un fitto programma di musica, carosello ed una mostra d’arte temporanea, il mercato(ne) offre ai visitatori un divertimento completo, che va ben oltre l’ampia offerta di castagne alla brace, salsicciotti e birre letteralmente fumanti. Più di duecento espositori/venditori riusciranno a far mettere - quasi a chiunque – la mano al portafogli.

Il mercato di Natale di Gendarmenmarkt, da molti considerato il più bello di Berlino – a ragione,soprattutto perché situato sulla più bella piazza di Berlino – sconta a nostro modesto parere un problema e cioè il fatto di dover pagare 1 euro per accedervi. Mentre tutti gli altri mercatini sono ad ingresso libero. Da visitare fino al 31 dicembre 2012. La novità tra i mercatini di quest’anno si trova a Prenzlauer Berg. Nel sontuoso palazzo della piscina di Oderbergerstrasse, al centro del noto quartiere - ex quartiere bohéme e ora ‘normale’ - , di Berlino Est, gli iniziatori hanno ideato un ‘Weihnachtsrodeo’ una sorta di mostra di prodotti natalizi e non di design, con 60 espositori, tuttavia solo l’8 ed il 9 dicembre dalle ore 10 alle 20. In giro, a meno di 2 minuti di cammino invece avrà luogo come sempre nei cortili della Kulturbrauerei il ‘Lucia Weihnachtsmarkt’. Anche qui salsicciotti, castagne e altre leccornie non necessariamente berlinesi. Per genitori con figli piccoli dietro è forse uno dei mercatini che offre di più con ruota panoramica ma non troppo, laboratori aperti per bambini, giostrine. Sempre a Prenzlauer Berg segnaliamo anche il mercatino di Natale, ma biologico, di Kollwitzplatz, aperto solo la domenica fino al 18 di dicembre. Sempre nella stessa zona, tra i quartieri di Prenzlauer Berg, Wedding e Mitte, anche le domeniche di dicembre e gennaio 2013 sarà aperto il celebre mercato delle pulci, conosciuto come Flohmarkt am Mauerpark.

lunedì 12 novembre 2012

Spettacolo di luci tra Friedrichshain e Kreuzberg

W33 Lighthouse I

Non tutti gli artisti riescono a diventare imprenditori e a fare soldi, anzi alcuni non lo vogliono affatto. Non è il caso però dell’anglo-danese Martin Stebbing, residente a Berlino che da qualche tempo ha preso in affitto due appartamenti e li ha resi dei veri e propri monitor giganti. Gli spazi in questione sono allocati in un edificio che guarda verso Sud-Est, all’inizio del Warschauerbrücke, una zona molto attraversata, piuttosto centrale, nel Centro est della città al confine tra Kreuzberg e Friedrichshain. Chi si trova a passare lo snodo Warschauerstrasse ed il ponte, tra linee della metropolitana, la linea del tram e quella della U-Bahn – si calcolano 120 mila passaggi al giorno – non può fare a meno di gettare un’occhiata verso gli ultimi piani di un edificio ad angolo della Warschauer Str., al civico 33. Dalle ampie finestre dei due appartamenti, e per una superficie di circa 25 metri quadrati, vengono proiettate da sei potentissimi proiettori, immagini colorate, geometrie variabili, forme astratte o vettoriali che intrigano gli occhi dei passanti, soprattutto quelli che da Sud si incamminano verso Est-Nord (Friedrichshain). La trovata dello Stebbing sta forse nella seguente riflessione: passiamo quotidianamente ore ed ore davanti ad un monitor, uno smartphone o un televisore; perché non utilizzare le finestre come un appendice degli schermi che continuamente usiamo per lavoro o svago? Se le immagini proiettate da alcuni mesi costituiscono ormai – naturalmente solo al calar delle tenebre – una costante del paesaggio urbano della Berlino di questa zona, non stupisce per nulla che il progetto ha delle mire meno artistiche e più imprenditoriali. Infatti W33 Lighthouse, così il nome del progetto, offre alle marche – note e meno note – una piattaforma per presentarsi alle decine di migliaia di passanti. Durante il giorno gli spazi degli appartamenti sono utilizzati dagli addetti ai lavori, grafici, pubblicitari e altri creativi, che ideano e realizzano i progetti che all’arrivo della notte saranno proiettati. Al nostro passaggio non siamo riusciti a focalizzare quale fosse la marca o nome che veniva pubblicizzato però la proiezione non è stata per nulla deludente e l’effetto molto piacevole. L’attraversamento a piedi del ponte da Kreuzberg verso Friedrichshain è stato effettivamente per nulla monotono.

domenica 4 novembre 2012

Dalla capitale dei disoccupati i mobili per i poveri

Berlino si sa è la capitale dei disoccupati e tra le più povere città tedesche. Nessuna grande città tedesca ha così tanti disoccupati e percettori di Hartz 4, il famigerato sussidio di sopravvivenza,che ammonta a poco più di 350 € al mese. Ma anche da questa situazione occupazionale drammatica vengono fuori iniziative positive e innovative. Per andare incontro alle esigenze dei poveri disoccupati berlinesi un giovane architetto ha progettato mobili, sedie e divani, a prezzi molto vantaggiosi, tali che anche un percettore di Hartz IV sarebbe in grado di costruire. Ideatore di queste sedie, poltrone e divani è l’architetto Le Van Bo-Mentzel, che cura anche il sito Hartzivmoebel.de. Ispirato da disegnatori e ideatori di Bauhaus, tra le più note creazioni di Le Van Bo- Mentzel vi è la sedia chiamata ‘Kreuzberg 36 Chair’, dal noto rione del quartiere Kreuzberg, e la ‘24 Euro Chair’. In entrambi i casi si tratta di sedie dal design semplice e solido che chiunque, con l’ausilio ovviamente di adeguati utensili da falegname, può riprodurre. Le proposte di Le Van Bo-Mentzel sono estremamente chiare e tutti possono scaricare gratuitamente il manuale di costruzione dal suo sito.

Il seguito dei mobili: la casa da 1 metro quadrato

Il successo ottenuto con i suoi mobili e ispirato forse da un viaggio nel suo paese di origine, il Laos, Le Van Bo-Mentzel, ha presentato qualche settimana fa – quindi dopo due anni dal successo di hartzviermoebel – la sua nuova creazione: la casa da 1 metro quadrato. Il progetto, anzi la nuova realizzazione ha goduto, come è ormai suo solito, di una notevole risonanza mediale. A guardare bene però la nuova creatura di Bo-Mentzel sa più di provocazione. A differenza infatti delle sedie e poltrone dal gusto Bauhaus, che possono essere in fin dei conti davvero usate come sedie, poltrone o sgabello, a nessuno verrebbe in mente di usare la casa-da-un-metro-quadrato davvero come una casa per viverci normalmente. Almeno non qui in Europa occidentale. L’obiettivo di Bo-Mentzel è quello di motivare a fare, costruire con le proprie mani delle cose semplice ed utili, e con un certo stile, piuttosto che semplicemente consumare. Non a caso egli stesso nel suo laboratorio di Berlino – quando non è in giro a tenere workshop e seminari - riceve decine di persone a settimane che vogliono costruire da soli la ‘Kruezberg 36 Chair’ o il ‘Berliner Hocker’, fornendo loro ausilio tecnico e di attrezzi, nonché un sostegno morale. Per ulteriori informazioni consultare il sito hartzivmoebel.de.

giovedì 1 novembre 2012

Per librerie in un piovoso pomeriggio autunnale

Felici di aver scoperto un nuovo locale, quartiere noto più per la lenta agonia di locali (costretti a chiudere a causa del radicale mutamento della sua composizione sociale) abbiamo deciso di farvi un giro durante il giorno durante una di quelle giornale autunnali, fredde e piovose. Soffia anche un vento da Nord proprio tremendo. Arrivati ad Helmholtzplatz decidiamo di andare a prendere, come al solito, un caffè nello storico bar Wohnzimmer, che come al solito, alle tre del pomeriggio è già mezzo pieno. I tavolinetti e le sedie sul marciapiede sono stati chiusi, tutti gli avventori sono dentro a mangiare torte e consumare grossi bicchieri di latte macchiato. La gentile ragazza dietro il bancone ci serve un caffè in vetro niente male, il bicchiere d’acqua dal rubinetto, viene fornito dietro richiesta. 1,60 € è il costo di un caffè espresso. Almeno però è buono. Ha smesso di piovere, decidiamo di uscire ma dove andare? Mentre decidiamo della nostra prossima destinazione una straniera in inglese ci domanda se conosciamo nei paraggi una libreria che si chiama Shakespeare & Sons. No, non la conosciamo ma le consigliamo di rivolgersi alla barista che sa sempre tutto. Incuriositi però stiamo a sentire la risposta che fa più o meno così: out of this bar go to de left and walk to the end of the road. About 100 meters; then you go to de right, at the corner you turn left and you’ll see the bookstore, spiega lentamente la donna riccioluta, con un bell’accento sudamericano. Crediamo di aver capito anche noi, non sembra lontano. Afferriamo sciarpa e cappello e inseguiamo l’inglese (o americana) per visitare questa libreria di cui non avevamo ancora sentito parlare. Il nome è promettente. Se è come quella di Parigi? Stupendo. Ma lasciamoci sorprendere. Tra passeggini e doppi passeggini per gemelli, negozi di torte e caffè retrò arriviamo presto all’angolo di cui parlava la barista, nella Raumerstrasse. Effettivamente si vede già la libreria, superiamo un negozietto di articoli da regalo e arriviamo al negozio ‘Shakespeare & Sons’. La ragazza inglese è entrata e sta già parlando con qualcuno. Entriamo anche noi. L’atmosfera è rilassata e gli spazi decisamente generosi. Non sono come quelli della celebre libreria Shakespeare and Company di Parigi, piena zeppa di gente e soprattutto di libri accatastati in antichi e a volte precari scaffali.

Una libreria inglese, spaziosa e accogliente con un vasto catalogo

Qui è tutto più ordinato. Vi sono almeno tre sale, una a cui si accede, l’altra ad essa attigua, a destra, e poi una più grande e tranquilla sul retro. La proprietaria ci saluta e ci chiede se può esserci d'aiuto. Rispondiamo di sì, vogliamo fare qualche domanda. Si mette subito a disposizione dopo aver chiesto se desideriamo qualcosa da bere. Rispondiamo di no. Abbiamo appena preso il caffè. In breve ci racconta che la libreria è una costola della più vecchia e grande Shakespeare & Sons di Praga. Qui a Berlino, nel quartiere di Prenzlauer Berg, hanno aperto nella primavera del 2011.

La domanda di libri di lingua inglese è molto forte nel quartiere e poi a mano a mano hanno intenzione di offrire anche libri in francese. L’unico concorrente in tutto Prenzlauer Berg e Pankow (cioè più di 300.000 residenti) è un’altra libreria inglese che dista a poco meno di un chilometro da questa. Ma sembra che non faccia paura, anzi la signora sembra molto rilassata. Ed anche i lettori clienti che siedono nelle poltrone o sedie diffuse per le sale sembrano a proprio agio. Ci sono anche dei bambini che leggono libri illustri per l’infanzia, forse guardano solo le figure. O forse sono inglesi o sanno già l’inglese. I titoli che più balzano agli occhi sono quelli da cui sono tratti film di James Bond, dello scrittore Ian Fleming. Ma vi sono tantissimi libri: dalle edizioni di Shakespeare, ovviamente, alla letteratura contemporanea di lingua inglese non tradotta fino ai grandi autori contemporanei dell’universo editoriale anglofono Boyle, Franzen, DeLillo eccetera. Vi sono edizione pocket e quelle più costose. Insomma sembra un catalogo davvero fornito. A questo punto ringraziamo e chiediamo se possiamo ‘ciondolare’ (la conversazione è in tedesco) un po’ e fare qualche foto. Certo ci dice. Così prendiamo prima un dolce, che ci dice chiamarsi brownie che la signora ha fatto con le mani e poi prendiamo un tè. In fondo sono le cinque del pomeriggio, qui a Berlino. Alla fine compriamo anche un libro, im illustrato per bambini scritto e disegnato da un autore inglese attualmente molto in voga; dopo un quarto d’ora, finito di piovere, salutiamo soddisfatti della visita la signora e lasciamo il bookstore ancora più pieno di quanto non l’avessimo trovato al nostro arrivo. La ragazza inglese incontrata nel Wohnzimmer è ancora lì a leggere e bere tè, alza la testa mentre ci vede uscire e ci saluta: bye bye. Shakespeare & Sons si trova nella Raumerstr. nr. 36. La fermata della metro più vicina è Schönhauser Allee, sulla linea U2.

mercoledì 31 ottobre 2012

I graffittari dei treni di Berlino nel film 'Unlike U'

L’anno scorso, il due febbraio 2011, in alcuni cinema di Berlino fu proiettato il film Unlike U, un lungometraggio documentario che racconta la forte comunità dei graffitari berlinesi ed in particolare degli sprayer specializzati nel graffitare i treni. La proiezione dei film fu l’anno scorso un grande successo e ben presto fu reso disponibile su DVD e cominciò ad essere venduto. Il film è stato realizzato con un budget piuttosto ridotto, ma i due registi sono riusciti ad andare in profondità in un fenomeno diffuso, che coinvolge la comunità di graffitari berlinesi, ma ovviamente autorità di pubblica sicurezza, aziende – in primo luogo la BVG e la S-Bahn – la giustizia, la pubblica opinione e i milioni di viaggiatori della capitale tedesca. I due registi, Henrik Regel und Björn Birg, hanno lavorato sette anni per realizzare il film: hanno stretto contatti con i writers, hanno raccolto centinaia di ore di materiale video, materiale iconografico, hanno condotto decine di interviste con membri della comunità di graffittari, ma anche con commissari di polizia, personale di sicurezza eccetera. Il film rappresenta forse la documentazione più ricca mai realizzata su questo fenomeno, un fenomeno che ha saldamente messo piede a Berlino, nonostante qui via sia una legislazione piuttosto severa in materia. Il film non predica facili moralismi né cerca di idolatrare gli ‘spruzzatori’ graffitari della città, vuole solo capire perché lo fanno. Sì, questa è la domanda: perché? D’altronde è un’attività molto rischiosa, pericolosa e soprattutto non genera, almeno direttamente, guadagni pecuniari. Anzi i soldi per le ‘bombolette’ ce li mettono loro.

Una passione pericolosa in mezzo a tralicci e guardie

La polizia poi gli sta continuamente alle calcagna e quando riesce ad acciuffarne qualcuno ne dà un forte risalto a livello mediatico. Ma l’unità della Landeskriminalamt berlinese, creata appositamente per combattere il fenomeno dei graffiti eseguiti sui vagoni della S-Bahn e della U-Bahn berlinese, ha un bel po’ di difficoltà ed il film le mostre tutte queste difficoltà. Anche nell’intervista all’ispettore capo della squadra viene sottolineato come sia difficile contrastare il fenomeno. Ma cosa dicono i diretti interessati? Perché graffitano i treni? Le risposte sono molto diverse fra loro. C’è chi dice che lo fa per amore del colore, chi risponde dichiarando di amare il rischio ed il fatto di rompere con le leggi. Altri affermano di essere dipendenti dall’arte e dal disegno. Per tutti però c’è il riconoscimento della comunità, l’onore, il rispetto. Ciò che accomuna tutti costoro è – a parte l’adrenalina che hanno in corpo quando sono in azione - la stanchezza che si portano dopo pomeriggi e nottate pericolosissime tra tralicci dell’alta tensione, videocamere di sorveglianza, guardie e treni che sfrecciano. Giustamente i due autori del film lasciano scorrere all’inizio della pellicola una scritta in cui dichiarano di distanziarsi da qualsiasi atto criminale. Ciononostante la BVG, la società che gestisce i trasporti a Berlino, è riuscita nel giugno dell’anno scorso a vietare la vendita del DVD. La motivazione del giudice fu alquanto bizzarra: nel dispositivo della sentenza infatti si argomentava che le immagini o comunque il materiale audio e video mostrano treni e aree di proprietà della BVG senza pero che esse fossero state preventivamente autorizzate. Di qui il decreto di stop alle vendite. Ma pochi giorni fa i registi del film hanno vinto in ricorrendo in appello: il film può essere venduto perché non inneggia al compimento di reati ma li descrive soltanto. Vale perciò il principio della libertà di espressione artistica.

mercoledì 13 giugno 2012

La prostituzione a Berlino è legale, ma...

Secondo stime della polizia tedesca a Berlino sono attive dalle 8000 alle 10000 prostitute. In Germania dal 2001 è in vigore una legge che regola questo mestiere, la cosiddetta Prostitutionsgesetz (legge sulla prostituzione) ed anche a Berlino questa legge, come in tutti gli altri Ländern, viene regolarmente applicata. La normativa ha portato certamente un po’ di ordine e regole nella professione; essa genera inoltre degli introiti, che provengono dalle tasse rilevate sulle dichiarazione dei redditi delle professioniste del sesso e dai bordelli. Le prostitute infatti in base alla legge del 2001 hanno (quasi) gli stessi diritti e doveri di qualsiasi lavoratori/trici: se esercitano la professione da libere professioniste devono pagare le tasse, come gli altri professionisti; se esercitano la professione come lavoratrici dipendenti, quindi sotto contratto in un bordello o altra impresa del sesso, versano i contributi alla cassa malattia, per la pensione ecc. come tutti i lavorativi dipendenti. I prelievi vengono operati direttamente in busta paga. Il senso della ProstitutionsG non era quello di sostenere un settore professionale che è ancora associato, anche qui in Germania, a qualcosa di moralmente poco condivisibile, ma piuttosto quello di salvaguardare la salute delle operatrici del sesso, distruggere il commercio di corpi (soprattutto dall’Est Europa) e tenero sotto controllo i bordelli. I risultati sono difficili da misurare. A Berlino non ci sono strade del sesso con donne che si spogliano in vetrine, mentre passanti e turisti si fermano ad guardare come a Bruxelles o Amsterdam. Esistono certamente delle strade note, dove le prostitute gentilmente cercano di rimorchiare i clienti, come sulla Oranienburgerstrasse a Mitte o Kurfürstenstraße; ma soprattutto ci sono però tantissime case chiuse, bordelli, locali per 'massaggi tailandesi' e case del sesso. Difficile dire quante ne siano, si stimano circa 2000 tali impresi, la maggior parte sono discrete, ma esistono anche delle vere e proprie fabbriche del sesso, altamente specializzate, assolutamente legali come l’Artemis, il Fruedenhaus e tanti altri. Esistono anche bordelli dove viene offerta una tariffa flat: paghi per esempio 100 € all’entrata e scopi quanto vuoi. Il problema è che anche se la ProstitutionsG pur avendo apportato un po’ di disciplina, non è riuscita ad eliminare certi fenomeni come casi di riduzione in schiavitù di un numero imprecisato di donne ogni anno, prestazioni sessuali senza protezione, guerra tra povere prostitute per accalappiare i clienti, difficoltà ad abbandonare la professione ecc.. Infatti l’esistenza di problemi complessi si spiega anche con il lavoro di associazioni come Hydra che, sostenute con soldi del ministero della famiglia e della regione, cercano di offrire un sostegno alle operatrici del sesso che decidono di cambiare mestieri. Ma la professione sembra trovarsi in una situazione di forti cambiamenti. Se da una parte con l’arrivo di prostitute dall’Est Europa e rispettivi papponi il prezzo delle prestazioni è diminuito, dall’altra parte si registra anche una mutazione nella domanda di performance specifiche. Lungi dall’essere delle vittime molte donne scelgono la prostituzione, a tempo pieno o parziale, per fare soldi ma anche per vivere un proprio progetto professionale, accumulando una serie di competenze che possono vendere in un mercato in continua trasformazione.

domenica 3 giugno 2012

Un famoso posto per mangiare un currywurst

Qualche mese fa avevamo scritto una piccola guida di sopravvivenza culinaria per chi si reca a Berlino e si trattiene qualche giorno. Oggi vogliamo presentare un’istituzione a Berlino, conosciuta però anche fuori la capitale: la tavola calda Konnopke. L’occasione è la riapertura del celebre luogo, avvenuta circa un anno fa, in seguito al trasloco coatto dell’attività, dovuto ai lavori di ristrutturazione della sopraelevata della U-Bahn, sotto la quale Konnopke operava. Ebbene dal marzo 2011 Konnopke ha riaperto il locale sotto il viadotto della U2, nello stesso posto in cui aprì nel 1960. Da Konnopke vengono servite diverse prelibatezze di cibo da strada, ma il piatto per cui è celebre è il currywurst con patatine fritte.
Già durante l’esistenza della DDR (1949-1990) il currywurst di Konnopke diventò un piatto culto per gli allora cittadini di Berlino Est; la riunificazione di Berlino ha moltiplicato la notorietà del locale, ora diventato insieme al Curry36 di Kreuzberg il più frequentato Imbiss (tavola calda) per la consumazione di sani currywurst. Ma cos’è il currywurst? Da Konnopke il currywurst consiste in una salsiccia grigliata e tagliata a rondelle, sui cui viene calata una notevole quantità di ketchup e polvere di spezia curry. La particolarità è la qualità del ketchup, che, secondo autorevoli fonti, non viene comprato da terzi, ma prodotta con una ricetta della ditta Konnopke stessa. La necessità della produzione indoor viene spiegata dalla difficoltà di approvvigionarsi della preziosa salsa ai tempi del muro di Berlino. La nuova struttura ospitante la cucina e il personale che prende le ordinazioni dei numerosi clienti è stata pensata per soddisfare il bisogno degli affezionati clienti, che desiderano mangiare in un luogo che resta sempre lo stesso e soprattutto che offre sempre la stessa cosa. Anche la proprietaria e gestrice di Konnopke è la stessa da molti anni: la figlia ed erede del primo signor Max Konnopke, che nel lontano 1960 riuscì a piazzare una roulotte da cui vendeva i suo salsicciotti. Un menu currywurst + patatine costa pochi euro. Chi decide di farvi un salto, gli orari di apertura sono dal lunedì al venerdì, dalla 10 alle 20, il sabato dalle 12 alle 20 (domenica chiuso). Konnopke si trova sotto la sopraelevata della linea U2, all’altezza della fermata di Eberswalderstrasse.

martedì 22 maggio 2012

Indicazioni ironiche su alcuni posti di Berlino

Negli ultimi giorni sono comparsi un po' in tutta la città, nei luoghi più noti, nelle strade più frequentate ma anche in stazioni della metropolitana non centralissime, dei poster della Amen. Amen è una giovane impresa che da qualche tempo si dedica alla programmazioni di application per iphone e ipad. In particolare cerca di distribuire un suo prodotto, per iphone e ipad, che si chiama Amen. A Berlino, con l’aiuto di studenti della Università della Arti (UdK) hanno diffuso un certo numero di poster con dei messaggi stile twitter. I messaggi sui poster, sfondo nero e scritta in maiuscolo di colore bianco e blu o bianco arancione esprimono dei brevissimi pensieri su luoghi e fatti della città, l’insieme dei quali lungi dal rappresentare una guida di Berlino, esprimono più luoghi comuni o credenze non proprio verificate alla prova dei fatti. L’azione ovvero l’operazione di ‘guerilla marketing’ è riuscita perfettamente nell’intento di far parlare di Amen. E diamo atto agli ideatori dell’azione di essere stati bravi e divertenti. La foto è stata tratta da una pubblicazione su venturevillage.eu che ne ha dato notizia il 22 maggio 2012. I poster si vedono però già da qualche giorno nei più diversi quartieri della città. Per chi viene da fuori forse è difficile capire il gioco di accostamenti che il contenuto dei poster fa. Vale la pena forse soffermarsi su qualcuno per spiegarne il principio. C’è un noto bar a Mitte per esempio, ampio e centrale, frequentato da gente con i pc portatili pardon Macintosh. L’accesso a internet senza fili è gratuito; il bar si chiamo Sankt Oberholz. Quelli di Amen allora hanno scritto ‘Sk. Oberholz is the best place to charge your Mac in Berlin’, prendendo forse un po’ in giro quelli che stanno lì ore intere col proprio Mac senza combinarci però un bel niente. Ma solo ricaricandolo. Per ulteriori poster clicca qui

sabato 28 gennaio 2012

Un giro di notte tra i locali di tavole calde (Imbiss)

Sono le tre del mattino di una delle prime nottate veramente sotto zero a Berlino; la mattina del 28 gennaio 2012 ci sono -6 gradi nel centro. Ce ne andiamo in giro questa volta non per i locali di musica ma per quelli dove si mangia. Non lo facevamo da tempo ma siamo anche alla ricerca di un posto caldo, dove consumare qualcosa di buono. A Schlesisches Tor, Kreuzberg ‘quartier turco’, crocevia di gente che entra ed esce dai famosi locali della zona, sembra mezzogiorno. I viandanti si muovono con passo rapido, fa freddo e molti hanno sicuramente fame. Ecco allora che comincia il nostro (piccolo) viaggio alla ricerca di un pasto notturno decente. Al Bagdad, di fronte alla fermata della metropolita di Schlesisches Tor, ci sono ancora dei posti vuoti ai tavoli, ma al banco il giovano che prepara i kebab ha un bel po’ da fare, non ci sono solo i clienti che prendono posto ma anche quelli che hanno fretta. Sono in piedi di fronte allo spiedo che gira con la carne da ore e che probabilmente continuerà a girare in eterno. Il cado accoglie ma l’odore è quello che è, quindi decidiamo di prendere solo una tè caldo e ci riscaldiamo un po’. Gli avventori del locale sono per lo più giovani, dai 20 ai 30 anni. Gruppetti di ragazze ubriachette entrano ed escono dopo aver consumato un döner o una pizza turca. Si sentono accenti di tedeschi del Sud, Monaco, Stoccarda. Ci sono anche americani e spagnoli, pochi gli italiani. Bevuto il te alla menta decidiamo di proseguire per un’altra meta. Prendiamo la U-Bahn e ci di dirigiamo decisi dall’altra parte di Kreuzberg, a Mehrigdamm. Con la linea U1, direzione Uhlandstrasse, scendiamo ad Hallesches Tor e cambiamo per la U6, direzione Alt-Mariendorf e scendiamo alla stazione successiva, Mehringdamm. Anche qui c’è un sacco di gente in giro, anche se la piazza è decisamente più spaziosa e gli ampi viali sono pieni di auto e taxi. Sappiamo benissimo dove andare; è poco prima delle quattro e ci resta ancora una buona oretta prima che chiuda il Curry 36, un leggendario locale che prepara il ‘currywurst’, il berlinese salsicciotto con senape e/o ketchup e spezia al curry. Inutile dire che ai tavoli c’è gente in quantità ma riusciamo ad ordinare il nostro bel salsicciotto, che nel menù è indicato come Curry 36, der Klassiker. Più avanti c’è una fila di gente che aspetta di ordinare presso il Mustafa’s Kebab, un bel panino che al posto di contenere la carne kebap contiene solo verdura. Ma gente c’è anche al Bürger King alle nostre spalle e negli altri posti della zona, in fondo è sabato mattina, per noi è ora di rientrare, il freddo non ci dà tregua. Il salsicciotto sì è rivelato davvero un … classico. Nessuna sorpresa. La qualità del cibo a Berlino di notte è sicuramente inferiore a quello che si trova di giorno, ma questi posti (a Kreuzberg o a Mitte, Prenzlauer Berg o Friedrichshain), che in tedesco si chiamano ‘Imbiss’ forniscono al popolo della notte un rifugio sicuro, prima di ritornare a casa o prima di andare in un altro locale. Tanto sono aperti spesso 24 ore su 24.

martedì 6 dicembre 2011

Scena techno, mito fondativo ed effetti collaterali

Da qualche mese è stato presentato il documentario musciale ‘Real Scenes Berlin’, realizzato da una rivista di musica elettronica, l’anglo berlinese Resident Advisor. ‘Real Scenes Berlin’ conclude la trilogia, dedicata a Detroit, alla scena musicale di Bristol e la terza ed ultima dedicata alla scena elettronica e techno di Berlino. La pubblicazione non sembra non aver suscitato un grande interesse, ma le immagini mostrate, le interviste realizzate, la musica, con importanti attori della prima ora della scena berlinese rappresentano un punto d’inizio per iniziare a riflettere su un movimento e su una stagione sociale e culturale, di quasi venti anni, giunta forse al capolinea. Gli intervistati, tra i quali anche l’iniziatore del leggendario TRESOR, riconducono lo sviluppo della techno e dell’elettronica al biennio 1989-1990, quando la città si riunificò e gli spazi enormi, liberi, della di nuovo capitale Berlino, potevano essere ‘presi’ senza troppe difficoltà. Molti giovani si trasferirono da Ovest ad Est e poterno festeggiare la loro libertà in edifici e spazi praticamente a costo zero e senza controllo alcuno o quasi. Su questo punto sono d’accordo in molti, ma sorprende purtroppo la totale assenza di critica e di autocritica che bisognerebbe forse cominciare a fare. E dovrebbero farla proprio coloro che ancora oggi gestiscono locali, muovono soldi e parlano continuamente di quei tempi. Certo i parties e le feste in città continuano ad essere un grande motore di attrazione per tanti, tantissimi ravers e popolo festante da tutta Europa, grazie anche alle compagnie low cost, che arrivano ogni fine settimana per divertirsi nei locali famosi in tutti il mondo (Berghain, Troser, Watergate, solo per citare i più noti), ma la città è cambiata, e di molto. Così economica non le è più e a differenza di pochi anni fa non si entra da nessuna parte senza sborsare un po’ di euro. I locali sono delle imprese a tutti gli effetti che cercano di pagare quanto meno tasse possibile, adducendo la motivazione secondo cui le esibizioni di DJ sono concerti, quindi tassabili sì, ma con aliquota inferiore. (Vediamo come la pensa l’agenzia delle entrate di Berlino, tra qualche settimana, quando avrà sbrogliato questo nodo interpretativo). Rispetto ai tempi ricordati dagli intervistati i buttafuori sono ovunque e decidono loro chi entra e chi resta fuori. Insomma il documentario è interessante per le immagini e come spunto di riflessione, ma forse è il momento di guardare veramente avanti e smetterla col ricordare sempre lo stesso mito, quando il presente non ha proprio nulla a che fare con quei tempi, le case occupate non ci sono più, poca la solidarietà e vigono soprattutto gli interessi di pochi. E' necessaria una riflessione più ampia sul ruolo della musica nello sviluppo urbano della città, su quali siano (state) le conseguenze sugli affitti, l'urbanistica ed i conflitti che sta cominciando a generare con i residenti. Bisogna lavorare per trovare una soluzione condivisa, e ciò deve partire da un'analisa storica di questo ultimo ventennio berlinese.

giovedì 3 marzo 2011

Speaking in Code: film documentaria su techno

Non poteva che esserci altro che una collaborazione tedesco-americana dietro il documentario sulla scena techno, Speaking in Code. Detroit (USA) è la città di origine di questo genere musicale e Berlino è la metropoli dei suoi migliori sviluppi. Al centro del film, ora in DVD, una ricca documentazione su questa musica, ma soprattutto sulle persone che la fanno, la producono e la vivono. Le città al centro dell'interesse della realizzatrice sono Berlino, Barcellona e Boston. La regista americana Amy Grill è stata per diversi anni in giro a filmare concerti, feste, esibizioni di musica elettronica in Europa e Stati Uniti. Alla base del progetto vi era la constatazione della Grill secondo cui esiste una forte differenza tra il suo paese, gli USA (anti-techno) e l'Europa (pro-techno). I protagonisti del film sono il marito della Grill, un assiduo frequentatore di eventi techno, ma anche un addetto ai lavori nella sua città, Boston; poi ci sono Monolake (importante programmatore di software di musica elettronica), Modeselektor (produttori), fino al giornalista Philip Sherburne. Alla fine insomma il film narra di caratteri, persone immerse profondamente nella musica elettronica. E lo fa in modo molto americano, intimo e senza tabù. Tutti sempre in viaggio, da Boston a San Francisco, da Barcelona a Colonia e poi a Berlino. La musica però non rimane sullo sfondo, anzi del film è il filo che collega tutto e tutti....Il film è acquistabile in DVD direttamente dal sito.

martedì 16 novembre 2010

Documentario su Paul Kalkbrenner: il trailer

Non sorprende affatto l'apparizione di un trailer che annuncia la prossima pubblicazione di un DVD sulla tourné estiva del DJ e produttore, star dell'elettronica, Paul Kalkbrenner. Il pololare artista berlinese grazie al regista Max Penzel ed all'agenzia grafica Pfadfinderei, è riuscito a realizzare un DVD che corona la sua ascesa all'olimpo del pop tedesco ed europeo. I concerti, o come qualcuno li chiama, i suoi live-act, dell'estate 2010 confermano l'apprezzamento del grande pubblico, in quasi tutti i paesi europei, dalla Francia a Istanbul a Berlino. Da una prima visione del trailer e degli altri spezzoni, che si possono vedere su youtube, si vede comunque un Kalkbrenner che, come DJ forse delude un po', perché dal palco si vedono performance poco innovative e con una assoluta presenza delle sue tracks. Sicuramente però le sue esibizioni, ormai tenute quasi solo in grandi spazi, convincono dal punto di visto del coinvolgimento del pubblico, il quale, anche grazie al successo del film Berlin Calling, è diventato davvero ora sterminato. Il successo di Paul (che ha un fratello, quello che mette la voce al suo pezzo forse più famoso, Sky and Sand e di cui si può apprezzare il suo nuovo bel 'Facing The Sun', girato ovviamente per le strade di Berlino) non gli ha dato alla testa, ha portato tuttavia molti dei suoi fan della prima ora ad allontanarsi da lui, per una (presunta) eccessiva commercializzazione della sua musica, ma soprattutto per il fatto che dal vivo, non osa più, non inventa, non improvvisa, non cresce artisticamente. Aspettiamo di vedere tutto il DVD, forse oltre la documentazione sui concerti, saranno le interviste a chiarire alcuni punti.

lunedì 15 novembre 2010

Film su berlinesi. Un progetto dell'inglese S. Holt

Poco conosciuto e piuttosto giovane, il regista britannico Stuart Holt ha realizzato poco meno di una decina di brevi film-ritratti, aventi come oggetto abitanti di Berlino. Il progetto di Holt si chiama MIP, acronimo che significa most interesting person, dove queste ultime sono ovviamente interessanti secondo il suo punto vista. Si tratta di bei filmati, professionalmente realizzati, in cui alcune persone, di diversa età e professione, vengono intervistate in un luogo o in dei luoghi da essi stessi proposti. La scelta dei soggetti operata da Holt è assolutamente impossibile da decifrare, ma l'autofinanziatosi registra avrà avuto i suoi motivi e alla fine tutto sommato i ritratti che ci presenta sono, fino a un certo punto, d'interesse. Sul sito di presentazione del progetto mostinterestingperson.me viene indicato che altre interviste sono state condotte in metropoli come Los Angeles, São Paulo e Londra (la sua città); al momento tuttavia possono essere visti solo i film sui berlinesi. Ma che cosa raccontano questi sette soggetti? L'intento di Holt, con soli pochi minuti a disposizione per ciascuno, non era certamente quello di descrivere la loro carriera, o la propria vita o la ricerca di lavoro a Berlino. Tutt'altro. Le domande che sembrano interessare il regista sembrano avere a che fare più con i loro sogni e i desideri che animano i soggetti intervistati: cosa li anima e in che cosa credono. I film presentati possono essere visti anche sottotitolati in lingua inglese, portoghese e tedesco laddove il parlante non si esprime in inglese. La domanda che più spiazza l'intervistato/a di turno è sempre la stessa ed quella da cui deriva il titolo del progetto: chi è la persona più interessante che conosci?

sabato 13 novembre 2010

Nelle case dei berlinesi: libro e blog di C. Neder

Christine Neder è una ragazza di Monaco, residente da qualche tempo a Berlino. Nelle ultime settimane si è parlato molto di lei e del suo progetto-esperimento. Da circa tre mesi la Neder dorme ogni notte in un letto diverso, in una casa berlinese. Amici, amici di amici, reti di amici e giornali hanno fatto sì che Christine potesse realizzarsi un suo progetto, chiamiamolo 'editoriale': farsi ospitare una notte e dormire in un letto. Il 19 Novembre 2010 si conclude il suo viaggio nelle case dei berlinesi e già ce un libro, di foto e di annotazioni, su questa rara esperienza. Il libro non lo abbiamo letto anche perché non è stato ancora stampato, però esiste già la copertina. Ed il blog. Con il suo http://lilies-diary.blogspot.com dal titolo 'la follia quotidiana' (in tedesco der alltäglicher Wahnsinn). La giovane bavarese, appena laureata in mode design, ha documentato con immagini e note le case in cui è stata ospitata. Grazie al suo lavoro si può gettare uno sguardo in cose piuttosto private dei berlinesi e notare una serie di comuni denominatore nel modo di arredare, nella presenza di oggetti di uso comune, nei colori degli appartamenti di Berlino. Allora ecco apparire gli immancabili libri ordinati in scaffali Ikea, le cucine minimaliste con mucchi di scatolette di tè e buste di pasta ammucchiate, apparentemente in disordine; piantine sempreverdi che possono vivere anche senza la luce del sole per mesi. E poi ancore le case di famiglie con bambini piccoli, dove da qualche parte s'intravedono gli immancabili seggiolini da montare sulla bici, il disordine delle case di studenti, e l'ordine e l'essenzialità di case benestanti. A volte sotto le immagini del suo blog si trovano dei commenti, delle spiegazioni o introduzioni alla casa e alla sua comunità. Qui, e non nelle foto, vengono schizzati gli abitanti degli appartamenti. Spesso donne o famiglie, qualche volta anche uomini single. Spuntano ovviamente tante misteriose personalità: chi le fa le carte, una domina. Poi tanti fotografi, la sede del club Harley Davidson, camere da letto che improvvisamente al mattino si trasformano in uffici. Il quartiere che le è piaciuto di più: Friedrichshain. Lì andrà a vivere dopo l'esperimento.

mercoledì 3 novembre 2010

Estetica e sintesi: Parigi-New York. Berlino-Roma?

Il disegnatore grafico Vahram Muratyan vive e lavora Parigi. Ma sembra abbia due grandi passioni, cioè ama due grandi città: New York e Parigi. Da quest'amore è nato il suo blog, parisvsnyc.blogspot.com che riassume in forma grafica, l'estetica, i dettagli, i clichés e le piccole verità delle due metropoli. Parigi e New York vengono confrontate in un match amichevole. La sua sensibilità è ovviamente centrale in questa operazione ed il suo blog, su cui presenta le sue sintesi, è ancora 'giovane', ma la stoffa c'è ed è davvero divertente soffermarsi a guardare i risultati di questo confronto. L'osservatore può poi decidere quale delle accoppiate è la più riusciuta, e quindi identificarvisi, e quale meno. Per quello che riguarda la scelta delle metropoli nulla da dire, sia perché evidentenmente l'autore le conosce bene entrambe, sia perché probabilmente oltre che vivere a Parigi, dove si trova attualmente, avrà vissuto anche a New York. A noi piacerebbe che qualcuno facesse una cosa simile con Berlino e Roma. Le due metropoli si somigliano per molti aspetti - le divergenze sono sempre più difficili da descrivere, e sicuramente ve ne sono - ma soprattutto perché si trovano sullo stesso continente, fanno parte dell'Unione Europea ed hanno le stesse dimensioni...Almeno per quello che riguarda la popolazione (poco meno di tre milioni Roma, circa 3,4 milioni Berlino). Chi ha qualche idea grafica per realizzare un tale confronto può contattarci a info@myberlino.com saremmo lieti di collaborare fattivamente ad un bel progetto.

domenica 17 ottobre 2010

Scacchi e box: sport ibrido nato a Berlino

Un evento atteso da due anni si celebrerà finalmente a Berlino il 6 di Novembre 2010. Una competizione di pugilato e scacchi! Sì, è proprio così, Berlino è la città dove questa disciplina è nata e sembra avere un numeroso seguito. Chessboxing si chiama questo sport ibrido ed è stato ideato da Iepe Rubingh, un olandese ormai trapiantato a Berlino da anni, che instancabilmente diffonde questa nuova, interessante disciplina sportiva. Ma come funziona il chessboxing o scacchi-pugilato? In undici riprese gli sfidanti si affrontano su un ring. Si comincia con un round di 4 minuti di scacchi cui segue - dopo 1 minuto in cui i contendenti si cambiano - un regolare round di pugilato di tre minuti. Il match può essere concluso per knock-out o scacco matto. All'incontro del 6 Novembre, atteso dopo due anni di migrazione dei campionati di chessboxing, si sfideranno il veterano e padre del pugilato-scacchi Iepe Rubingh detto Jocker ed il rappresentante della nuova leva di pugili scacchisti, Sebastian Baeurfeld. Entrambi sotto la soglia dei 75 chili disputeranno l'incontro per il titolo dei pesi medi. Per il trentaseienne Iepe sarà l'ultimo incontro (lo sfidante è più giovane di ben otto anni). Il luogo della manifestazione sarà la Festsaal di Kreuzberg. Biglietti in prevendita su www.eventim.de

sabato 2 ottobre 2010

La Berlino anti-hispster del blog 'Hipster Hitler'

Berlino_stile_divita

Le metropoli sono grandi contenitori, di tutto ed il contrario di tutto: ricchi e poveri, gente entusiasta ed annoiata, antico e moderno, modaioli e antimodaioli, bello e brutto ecc...Berlino è una metropoli che, da questo punto di vista, non fa alcuna eccezione. L'hanno capito perfettamente i bravissimi disegnatori ed ideatori del sito hipsterhitler.com col quale, oltre a presentare i loro bellissimi e umoristici disegni di un Hitler che vuole essere a tutti i costi un hipster, vendono anche le magliette con stampati i rispettivi disegni e parti dei divertenti dialoghi. Hipster è una parola inglese e denota un individuo urbano, attento a quello che succede nella subcultura della propria metropoli, di cui egli stesso ne è un contributore. Ora quando gli hipster ne sono davvero tanti, quando i loro linguaggi invadono anche la sfera della comunicazione non-hipster, quando la loro subcultura diventa parte della cultura mainstream, allora è ovvio che nascono dei movimenti anti hipster. Il blog Hipster Hitler è espressione di questo movimento, che, perdonateci la ripetizione di vocaboli e in parte la contraddizione, è esso stesso hipster e subculturale.....Non è una critica, anzi leggere i dialoghi in inglese del Führer versione fumetto - e talmente pazzo per lo stile, tale da diventare un nazimodaoiolo - è sempre un piacere, perché sono divertenti, ironici, intelligenti. Del resto il fenomeno Hitler e Popkultur, Hitler come figura da fumetto, è un processo che in centreuropa non è nuovo; su questo punto invitiamo a leggere l'intervista a Daniel Erk, autore dell'Hitlerblog, pubblicata su un importante blog polacco (l'intervista però si svolge in lingua inglese). Comunque buon divertimento con Hipster Hitler!

mercoledì 12 maggio 2010

Berlino stile di vita: electro, techno e locali

Berlino_locali_divertimento_electro

A Berlino non mancano certo locali, posti in cui andare a ballare e passare le serate e anche le nottate, ma certamente nessun altro tipo o stile di vita contraddistingue la Berlino attuale più che del concetto di electro. Oltre il Berghain, ormai un locale quasi 'inaccessibile' e finito su tutte le guide, qui a Berlino electro non vuol dire un genere musicale, o almeno non soltanto questo; esso significa come minimo uno stile di vita fatto di lunghe sera nei numerosi club della città. Oggi electro è ciò che negli anni '50 ero il jazz. Una definizione di 'electro' sembra non esistere e dire a coloro che frequentano ed animano la 'scena electro' di Berlino che electro signifca niente altro che musica elettronica, può causare un rapido malumore. Electro è uno stato d'animo che si manifesta tra le altre cose attraverso un look stravagante, dall'avere delle infinite reti di amicizie e conoscenti, dalla frequentazione di posti bizzarramente decorati e non per ultimo da un certo uso di sostanze stupefacenti. In questa prospettiva si può capire meglio il perché della produzione di un film, interessante e tragicomico, come Berlin Calling abbia come teatro proprio Berlino. Per chi vuole cominciare a capire la scene berlinese electro questo film è senza dubbio un'ottima introduzione. Per chi invece vuole fare a meno di introduzioni e conoscere direttamente la vita notturna dei tantissimi locali berlinesi allora può andare al Maria, al Watergate al sopra citato Berghain, Tresor oppure al Dice!

martedì 29 dicembre 2009

Berlino Amburgo: cinema 'Soul Kitchen'

Siamo andati a vedere l'ultimo film - 'Soul Kitchen'- di Fatik Akin e ci è piaciuto molto. Fatik Akin è ormai un regista famoso nel panorama del cinema tedesco ed europeo; per chi lo avesse dimenticato questo quasi quarantenne, di origini turche, si à aggiudicato l'orso d'oro qualche anno fa per il film 'la sposa turca'. In 'soul kitchen' però i toni non sono così drammatici e i dialoghi e le scene fanno divertire da matti. Soul kitchen è ambientato completamente nella città natale di Akin: Amburgo. La città anseatica viene qui in Germania sempre confrontata con Berlino per la sua tollerenza, dimensioni e clima (esiste un sito che non fa altro che confrontare le due città). Amburgo è certo una città affascinante variegata. Rispetto a Berlino è molto più ricca (ma davvero molto...) più a Nord e con molti più immigrati di Berlino. Non per questo 'Soul Kitchen' è un film che poteva essere girato a Berlino o a Colonia. In breve si tratta di una favola moderna, a lieto fine, con una colonna sonora fatta di un mix di generi musicali molto diversi fra loro e che costituisce l'ossotura del film. La storia è semplice ma i dialoghi e le scene divertenti sono numerose e scritte e dirette in modo intelligente. Il giovane di orgini greche Zinos è proprietario di un immobile in cui svolge l'attività di 'ristoratore' a tempo pieno. La sua fidanzata, Nadine, stanca di aspettarlo tutte le sere a casa decide di prendere un lavoro come giornalista a Shangai. Zinos, dopo la partenza di Nadine, si decide a cedere al fratello Illias il locale e tutta la proprietà dell'edificio nel momento in cui le cose sembrano andare per il meglio. L'ascesa del ristorante 'Soul Kitchen' a locale di culto avviene rapidamente e grazie ad un pizzico di fortuna, le capacità 'imprenditorial-criminali' di Illias e la bravura di un eccentrico cuoco (interpretato dal bravissimo Birol Ünel). Ma proprio quando Zinos sta per partire alla volta della fidanzata in Cina il destino si accanisce contro di lui - molto provato da un'ernia al disco - e contro il fratello Illias.....